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Riforma Pensioni

Categoria: Notizie
Pubblicato: Domenica, 21 Dicembre 2014

La riforma delle pensioni approda al Senato. Dopo le modifiche apportate in legge di Stabilità nel corso del primo passaggio alla Camera, si attende il responso di palazzo Madama sulle novità introdotte. Particolare attesa per le donne, che attendono di capire se sarà confermata "l'opzione donna" che consentirebbe loro di andare in pensione a 57 anni seppur con assegno leggermente ridotto.

Vedi anche:
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Logo Inps

GLI EMENDAMENTI - Dopo l'effetto shock della "cura" Fornero, i cui effetti sono ancora tangibili per molti italiani, due emendamenti introdotti alla legge di Stabilità 2015 dovrebbero modificare la normativa sulle pensioni:
- Il primo stabilisce dei tetti alla pensione d’oro dei manager pubblici, in linea con gli stipendi che avevano subito un identico rimedio nei mesi della scorsa primavera.
- Il secondo è quello che dovrebbe consentire di ritirarsi dal lavoro prima dei 62 anni in presenza di un’anzianità di servizio sufficiente, senza penalizzazioni di sorta.

I NUOVI REQUISITI - I requisiti per accedere al trattamento secondo il nuovo regime saranno quelli di poter andare in pensione a 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne. Fondamentale, comunque, per andare in pensione con le nuove regole sarà quello di accedervi entro dicembre 2017. E’ in questo quadro, inoltre, che si punta a mantenere attiva l’opzione donna anche per il 2015. L'Inps si è impegnato a mantenere la misura in questione, pur con il deficit in termini di assegno che potrebbe derivare dal calcolo secondo il metodo contributivo. Nello specifico, il taglio nell’assegno previdenziale potrebbe ammontare a una media del 15%. (Approfondisci qui)

LA 'BUSTA ARANCIONE' - Nella riforma è prevista anche l'introduzione della 'busta arancione'. Se ne parla da almeno 20 anni, ma ora l'istitutio di previdenza sembra finalmente in grado di rendere disponibile a tutti i contribienti il documento (il nome 'busta arancione' viene dall'omologo svedese) in cui il contribuente è in grado di sapere quanto ragionevolmente può aspettarsi dal suo futuro assegno pensionistico. La sperimentazione su 10mila “cavie” pensionande è quasi finita (il test si chiama “Simula”): dal 2015 si partirà su larga scala. (Approfondisci qui)

 

 

Google e la Russia

Categoria: Notizie
Pubblicato: Giovedì, 18 Dicembre 2014

Dopo la chiusura di Google News in Spagna, il colosso di Mountain View sta per chiudere le sue attività di ingegneria in Russia, dopo una legge restrittiva approvata dal paese che chiede alle aziende tecnologiche di mantenere lo 'storage', cioè l'immagazzinamento dei dati dei cittadini nei confini nazionali. Secondo il Financial Times, questa mossa di Mosca potrebbe aprire la fuga di altre aziende Internet, internazionali e locali.

Google in Russia

La legge russa che richiede alle aziende tecnologiche di ritenere i dati che passano attraverso i suoi canali, è il passo più drastico - fa notare il quotidiano britannico - compiuto da un governo straniero in risposta alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza internet dall'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la Nsa.

Come fa notare il quotidiano britannico e a anche altre testate che riportano la notizia come il Wall Street Journal, la decisione arriva a distanza di poche ore dalla chiusura di Google News in Spagna che ha rinfocolato un dibattito europeo su antitrust, fisco, privacy e diritto all'oblio nei confronti di Big G. Un pressing che non si vedeva dai tempi della 'querelle' tra Microsoft e l'allora commissario Ue Mario Monti. 

L'azienda californiana, interpellata dal sito The Information che per primo ha diffuso la notizia, non ha commentato la decisione. Ha però fatto sapere - spiega il FT - che i suoi 100 ingegneri che lavorano in Russia, saranno riallocati in altri paesi. Da notare che uno dei fondatori di Google, Sergey Brin, è di origine russa, la sua famiglia emigrò quando aveva sei anni.

 

 

Spid per tutti

Categoria: Notizie
Pubblicato: Giovedì, 18 Dicembre 2014

Parte il countdown per il decollo del Pin unico, denominato Spid, il sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale. Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri detta i tempi per l'attuazione, stabilendo che entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, ovvero ai primi di febbraio (il dpcm è uscito il 9 dicembre) saranno definite le procedure per il rilascio del Pin.

Spid per tutti

Lo Spid "insieme all'anagrafe unica rappresenta lo strumento portante dell'agenda per la semplificazione". Lo ha spiegato il ministro della P.A., Marianna Madia, durante un'audizione in Commissione Semplificazione, per lo "spid o pin unico, il risultato atteso è di avere tre milioni di utenti con l'identità digitale entro settembre 2015 e dieci per dicembre 2017".

Sarà quindi possibile avere una sola chiave per accedere ai diversi servizi web (Inps, Agenzia Entrate, Comuni, scuole, Asl). Il decreto fissa le tappe per arrivare alla sua concretizzazione, precisando che il compito spetterà all'Agenzia per l'Italia digitale che entro trenta giorni dalla pubblicazione del Dpcm, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, "definisce con proprio regolamento le regole tecniche e le modalità attuative per la realizzazione dello Spid". Nell'arco di 60 giorni invece disciplinerà "le modalità di accreditamento dei soggetti Spid".

Soprattutto, entro i due mesi, l'Agenzia stabilirà le modalità per "consentire ai gestori dell'identità digitale, tramite l'uso di altri sistemi di identificazione informatica conformi ai requisiti Spid, il rilascio dell'identità digitale".

Copyright ANSA

 

 

Blitz della polizia a Sidney

Categoria: Notizie
Pubblicato: Lunedì, 15 Dicembre 2014

Blitz della polizia alla caffetteria di Sydney dove per diverse ore un uomo armato ha tenuto in ostaggio decine di persone. Nel corso del blitz almeno due persone sarebbero rimaste uccise e quattro ferite, di cui tre in condizioni critiche. Tra i morti ci sarebbe anche il sequestratore, tra i feriti un poliziotto.

Blitz della polizia a Sidney

Il blitz delle forze dell'ordine è iniziato quando un gruppo di sei ostaggi è riuscito a fuggire. Si sono sentiti colpi di arma da fuoco per almeno 60 secondi. Al termine i paramedici sono entrati nella caffetteria, portando via delle persone in barella. Un robot antibomba manovrato dagli artificieri è entrato in azione nel locale alla ricerca di possibili ordigni.

Il sequestratore avrebbe fatto riferimento all'esistenza di quattro ordigni, due piazzati nel locale in cui si trova con gli ostaggi, altri due all'interno del distretto finanziario della città.

L'uomo si era barricato chiedendo di poter parlare con il primo ministro australiano Tony Abbott. Il sequestratore è un predicatore iraniano, chiamato Man Haron Monis, che ha ottenuto asilo in Australia. Haron è attualmente libero su cauzione in seguito a una serie di accuse per reati violenti ed è stato condannato per aver scritto lettere offensive a famiglie di soldati australiani deceduti.

Il sequestratore ha esposto alla finestra una bandiera nera islamica. Lo ha riferito un corrispondente della Bbc aggiungendo che successivamente l'uomo ha chiesto agli agenti di polizia di avere una bandiera dello Stato Islamico.

Il sequestratore poco prima di entrare nel bar aveva minacciato di morte un passante, Craig Stocker: l'uomo ha raccontato al Daily Telegraph che era appena uscito dal Lindt Cafè per dirigersi a un vicino ospedale quando è andato a sbattere contro un uomo che portava un'ingombrante sacca sportiva blu. Stocker ha detto all'uomo di fare attenzione e quello si è voltato dicendogli a muso duro: "Vuoi che spari anche a te?". "L'ho guardato negli occhi - ha aggiunto Stocker - e ho visto che aveva uno sguardo da pazzo. Mi sono molto spaventato". La sua descrizione del sequestratore combacia con quella dell'individuo poi visto attraverso la vetrina della cioccolateria mentre minacciava gli ostaggi.

"Non posso pensare a niente di più terrificante che trovarsi in una situazione di questo tipo e i nostri cuori sono con quelle persone", ha dichiarato il premier australiano Tony Abbott. "L'Australia è una società pacifica, aperta e generosa", ha sottolineato. Tutto è iniziato in mattinata (ora locale) all'arrivo della gente sul posto di lavoro nella zona di Martin Place. Testimoni hanno visto un uomo armato e con una borsa entrare nella cioccolateria dove al momento sembrava si trovassero dieci dipendenti e una trentina di clienti. Le forze dell'ordine hanno evacuato i vicini edifici e circondato l'intera zona. Dopo sei ore circa di assedio, tre persone sono uscite. E un'ora dopo altri due ostaggi sono stati liberati.

Tra gli ostaggi nessun italiano, secondo quanto ha reso noto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Intanto, su siti arabi e non solo, tanti i messaggi che inneggiano al sequestratore. "Oh eroi, uccidete tutti gli ostaggi. L'Australia e tutti i Paesi del mondo - scrive un lettore a commento di un articolo pubblicato sul sito della tv qatariota al-Jazeera - devono capire che sono stati loro a iniziare". Il lettore chiede quindi di "uccidere tutti gli ostaggi, perché il loro Paese che fa appelli alla libertà, ci attacca e ci bombarda. Non abbiate pietà dei loro popoli, perché loro sono come i governi che eleggono. Uccideteli tutti e distruggeteli, come loro fanno con noi. Fate in modo che spendano il loro denaro per proteggere sé stessi e non per bombardarci".

Non mancano i commenti di lettori che condannano il sequestro di Sydney, che sono la maggioranza sul sito di al-Arabiya, tv satellitare concorrente di al-Jazeera. Ma anche sul sito della Cnn in lingua araba si contano decine di messaggi a favore del sequestratore. "Tanti auguri agli australiani - si legge in uno dei commenti - questo è solo l'inizio". Un gruppo di oltre 40 organizzazioni musulmane attive in Australia ha condannato il sequestro, definito un "atto spregevole". "Rifiutiamo - si legge nella nota congiunta dei 40 gruppi musulmani - ogni tentativo di colpire la vita di qualunque essere umano innocente o di infondere paura e terrore nei loro cuori". Poco prima anche il Gran Mufti di Australia, Ibrahim Abu Mohamed, e il Consiglio nazionale degli Imam avevano condannato con fermezza il sequestro, definendolo come un "atto criminale" e sostenendo che "questo genere di azioni è condannato dall'Islam".

Intanto la comunità ebraica australiana ha deciso la massima allerta per tutte le sue scuole e istituzioni. Secondo il sito Australian Jewish News, sono state cancellate tutte le gite scolastiche e varate misure di sicurezza più strette. Il Community Security Group, ovvero il gruppo responsabile della sicurezza in seno alla comunità ebraica, ha invitato gli ebrei australiani a rimanere vigili e a segnalare oggetti o attività sospette.

Violato lo spazio aereo svedese

Categoria: Notizie
Pubblicato: Domenica, 14 Dicembre 2014

Un jet militare russo stava per scontrarsi con un aereo di linea svedese appena decollato da Copenhagen. Lo ha annunciato oggi l'esercito della Svezia ma l'incidente è avvenuto ieri a sud della città di Malmoe.

"Abbiamo avuto la conferma dal ministero della Difesa che si trattava di un aereo russo", ha detto Johannes Hellqvis, portavoce delle forze armate svedesi, spiegando che una volta scoperta la presenza del velivolo russo sono subito decollati jet svedesi e danesi.

sfiorato scontro

L'episodio arriva in un periodo di grande tensione tra la Russia e la Svezia dovuta al 'mistero' di un sottomarino fantasma nelle acque dell'arcipelago di Stoccolma, che i media svedesi ritenevano essere russo, e alle ripetute violazioni dello spazio aereo dei paesi Baltici da parte di Mosca.

In questo caso il jet in questione non ha violato lo spazio aereo svedese, come ha spiegato il ministro della Difesa, ma volava senza il trasponder, uno strumento che rende l'aereo rintracciabile sui radar dei voli di linea. un fatto questo che il ministro della Difesa ha definito "irresponsabile". Il volo di linea non è stato identificato ma secondo i media svedesi era diretto in Polonia. Un altro incidente del genere era stato evitato lo scorso marzo, quando un aereo della Scandinavian Airlines si trovò a 100 metri da un velivolo russo.

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