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Addio Keith Emerson

Categoria principale: ROOT Categoria: Notizie Creato: Sabato, 12 Marzo 2016 Pubblicato: Sabato, 12 Marzo 2016

Pensate a Jimi Hendrix che, al posto della chitarra, suona un piano o un synth. Keith Emerson, un terzo degli Emerson, Lake & Palmer, era questo: un virtuoso delle tastiere che era riuscito a trasformare il rapporto fisico con lo strumento in un elemento di spettacolo.

Keith Emerson

Ecco allora i coltelli usati per tenere schiacciati alcuni tasti lasciando le mani libere di suonare altri accordi, il pianoforte che volava e ruotava a mezz’aria, un muro di tastiere e sintetizzatori quasi a nasconderne la chioma bionda nei concerti.

Il ricordo di Palmer: «Il suo sorriso era dolce»

Emerson è morto ieri nella sua villa a Santa Monica, in California. A confermare la notizia il profilo Facebook della band che chiede «il rispetto per la privacy e il dolore della famiglia». «Ricorderò sempre il suo sorriso caldo, il suo senso dell’umorismo, la sua trascinante artisticità e la dedizione alle sue capacità musicali», ha dichiarato Carl Palmer, che ieri era in concerto vicino a Rovigo. Secondo le indiscrezioni si sarebbe tolto la vita. Emerson era nato a Todmorden, in Inghilterra, nel 1944. Aveva studiato classica e jazz e subito si era appassionato ai suoni elettrici dell’organo Hammond e a quelli sintetici del Moog. Dopo le prime esperienze nel rock, nel 1970 aveva formato un supergruppo con altri due musicisti che, come lui con i Nice, avevano già una certa popolarità: l’ex King Crimson Greg Lake come cantante e bassista e Palmer degli Atomic Rooster alla batteria. Ecco gli Emerson, Lake & Palmer, una delle band più importanti del prog rock.

Il successo col trio prog Emerson, Lake & Palmer

Il loro stile è diventato sinonimo degli eccessi barocchi del genere, del picco di virtuosismo degli anni Settanta. Per i detrattori era musica più per la testa che per la pancia che, per contrasto, ha dato vita alla rivoluzione punk, tre accordi e via. Ma soprattutto Emerson, con il suo lavoro pionieristico sul Moog sia in studio che dal vivo, ha avuto una profonda influenza sul suono di quegli anni e sullo stile di molti altri tastieristi che vedevano in lui un modello. Emerson era un virtuoso e lo aveva dimostrato sin dal primo album, «Emerson Lake & Palmer» del 1970: la direzione è chiara, il rock che va a cercare la musica classica con citazioni più o meno dichiarate, tre brani strumentali su sei e durate ben oltre i 3 minuti delle classiche canzoni pop, e «Lucky Man», ballad con uno dei più famosi assoli di Moog della storia del rock firmato Emerson. Il terzo album della band aveva reso ancora più chiara la matrice: «Pictures at an Exhibition» è la registrazione di un concerto dal vivo in cui gli ELP rileggevano una suite per piano di Mussorgsky. Erano seguiti i successi di «Trilogy» del 1972 e «Brain Salad Surgery» del 1974 e nel 1979 e altri album fino a che le tensioni interne avevano portato allo scioglimento della band.

Sua la colonna sonora di «Inferno» di Dario Argento

Negli anni 80, in parallelo alla carriera solista e alla composizione di colonne sonore tra cui quella di Inferno di Dario Argento, il tastierista aveva provato a tornare coi compagni. Due band separate ma i progetti non avevano avuto successo e si erano fermati al primo disco. Nel 1991 il trio originale si era riunito per altri due album, ma la creatività non era più quella della prima volta e nel 1998 un altro addio. L’ultima volta assieme, e per un solo show, era stata nel 2010.

 

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