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Marley e la musicoterapia

Categoria principale: ROOT Categoria: Notizie Creato: Lunedì, 17 Aprile 2017 Pubblicato: Lunedì, 17 Aprile 2017

È di questi giorni la notizia di una speciale playlist realizzata al fine di migliorare l’umore dell’ascoltatore. Si tratta di una raccolta di brani tra quelli che sono i più utilizzati nei programmi di musicoterapia nel Regno Unito, utili ad aiutare le persone con problemi di salute mentale e neurologici.

Marley Musicoterapia

La ricerca è frutto degli studi di una società britannica attiva nel settore dell’arteterapia, una sorta di percorso di appoggio o cura di indirizzo psichico, ed è stata condotta condotta fra gli operatori sanitari del settore e pubblicata sul Daily Mail.

Tra i brani ci sono veri e propri capolavori della musica come We Will Rock You dei Queen, Amazing Grace di Elvis Presley e Another Brick in the Wall dei Pink Floyd. Il celebre brano della band capitanata da Freddie Mercury viene indicato come quello più utile alla causa: “In molti modi We Will Rock You rappresenta una naturale terapia musicale. La canti a squarciagola, batti il tempo con i piedi e immediatamente ti senti sollevato” ha detto Daniel Thomas, managing director di Chroma, la società britannica che ha condotto l’indagine.

Secondo voi poteva mancare un brano reggae? La risposta è certamente no, visto che da sempre il reggae è un genere che non solo aiuta a rilassarsi ma che mette di buon umore. Ed a rappresentare la categoria c’è ovviamente Bob Marley con Three Little Birds, uno dei brani più noti che il re del reggae pubblicò come singolo nel 1980 e che inserì nel disco Exodus.

Un brano che, stando a quanto raccontato da Tony Gilbert, amico di Bob, venne scritto dallo stesso Marley mentre si trovava nel cortile della sua casa di Kingston: alla vista di tre piccoli uccellini che venivano a beccare nel giardino, fu ispirato e nacque questo brano che parlava del non preoccuparsi eccessivamente del proprio destino.

Daniel Thomas conclude spiegando come questi brani possono essere utili: “I terapeuti sfruttano il ritmo empatico della canzone e la forza della sua melodia per la riabilitazione del linguaggio e delle funzioni cognitive dopo un ictus o un trauma cerebrale, oppure in sessioni di terapia di gruppo volte a risolvere conflitti“.

 

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