A prima vista (l’abbiamo installata sul nostro Pixel 3) per un utente la beta di Android Q potrebbe essere scambiata per una “minor release” e non per un vero aggiornamento del sistema operativo con tante novità e funzioni nuove, ma siamo certi che gran parte delle “feature” saranno tenute per il Google I/O, inizio maggio. Google con questa prima beta si rivolge soprattutto a sviluppatori e produttori di hardware, più i primi forse, perché i produttori sicuramente hanno già in mano una beta da tempo, soprattutto chi sta lavorando a dispositivi “pieghevoli”.

Cosa c’è di nuovo in Android Q? Tanto, tantissimo, soprattutto sottopelle. E proprio per questo motivo siamo andati a vedere, nel dettaglio, come sono cambiate tutte le api e le librerie. Partendo dalla parte più importante, la privacy.


 

Privacy, molto più controllo su quello che fanno le applicazioni

Oggi, quando una applicazione deve accedere alla memoria, chiede all’utente l’autorizzazione. Per ogni azione. Con Android Q le applicazioni avranno la possibilità di creare uno spazio sicuro dedicato a loro e non condiviso sullo storage, e questo spazio potrà essere usato senza chiedere alcun permesso all’utente, proprio perché sicuro. Ovviamente i file salvati in questo spazio “sandbox” potranno essere usati solo ed esclusivamente dall’applicazione stessa, e quando l’applicazione viene rimossa verranno cancellati pure loro. Per i file che sono stati generati dall’utente, come ad esempio una foto scattata o una registrazione, oppure un filmato, Android Q prevede le “Shared Collections for Media Files”, cartelle condivise per caricare foto, musica, video e download.

Un secondo cambiamento che verrà attivato per impostazione predefinite su tutte le app che fanno uso della localizzazione è la gestione dei permessi su quest’ultima. Oggi un utente può dare accesso ai servizi di localizzazione e una applicazione, una volta ottenuto il permesso, può leggere la posizione dal GPS sia che si tratti di una applicazione attiva sia che si tratti di un’app in background. Ora Google, come viene fatto da iOS, fornirà all’utente un maggior controllo su questi permessi aggiungendo all’opzione “sempre” anche quella “solo quando l’app è attiva”.

Importante anche il cambio fatto alle attività in background, che non potranno più eseguire azioni in autonomia e iniziare “attività” senza che l’utente ne dia l’esplicito consenso. Questa è da una parte una buona cosa, soprattutto per quanto riguarda il proliferare di malware e adware. Gli sviluppatori per richiedere una azione da parte dell’utente, come ad esempio una chiamata in arrivo o una sveglia, dovranno fare uso di una nuova forma di “notifica ad alta priorità”. Ma purtroppo questa soluzione limiterà moltissime app come ad esempio Tasker, che non potrà più automatizzare nulla. Ed è un vero peccato.

Sempre in ambito privacy c’è un lungo elenco di modifiche relative ai permessi di accesso per le app, che non potranno più accedere ai dati specifici del dispositivo senza un permesso speciale. Gli stessi dettagli della fotocamera non sono più accessibili senza permessi.

Sicurezza: c’è un’unica maschera per l’autenticazione biometrica

Come fatto da Apple su iOS, anche Android ha uniformato e unificato la maschera con la quale le applicazioni chiedono l’autenticazione biometrica. In questo modo un utente saprà sempre si si tratta di una richiesta che viene gestita direttamente dal sistema operativo o se è un tentativo di “phishing” generato ad esempio da una applicazione per rubare un token di accesso o eventuali credenziali.

Bluetooth e Wi-Fi: peer to peer e scambio di grossi file

Android Q aggiunge il supporto per le connessioni Wi-Fi peer-to-peer, quindi le connessioni dirette ad un altro dispositivo senza passare da una infrastruttura o un access point. Questa funzione potrà essere usata da chi realizza app che servono per configurare altri prodotti connessi come termostati smart, lampadine o smarthub. A supporto di questa funzionalità l’applicazione potrà suggerire anche il nome della rete a cui connettersi: se ad esempio l’app del termostato “Nest” deve connettersi al dispositivo, non si dovrà più andare nel pannello di rete a selezionare manualmente la rete per connettersi, ma sarà l’app stessa a suggerire la connessione diretta.

Migliorano anche le prestazioni: se una applicazione attiva sullo schermo, ad esempio un gioco, necessita di una connessione veloce a bassa latenza e se il dispositivo e l’accesso point lo supportano, è possibile attivare due modalità, una appunto che minimizza il ritardo di trasmissione e una che, rinunciando al risparmio energetico, aumenta la potenza di emissione per avere maggiore copertura.

Ultima novità il Wi-Fi Easy Connect, un sistema che permette di condividere le credenziali del Wi-Fi per un dispositivo usando un QR Code oppure tramite Wi-Fi e Bluetooth.

Una novità infine anche per il Bluetooth LE, che potrà aprire connessione CoC (Connection Oriented Channels): sarà possibile trasferire tra due dispositivi una quantità notevole di dati tramite Bluetooth LE, cosa ad oggi impossibile.

Più facile gestire le app antispam

Android Q aiuterà anche i creatori di app antispam, perché identificherà automaticamente le chiamate provenienti da numeri che non sono in rubrica. In questo modo le app non dovranno chiedere all’utente l’accesso alla rubrica, cosa che molti sono restii, giustamente, a concedere. Oltre a questo sono state inserite una serie di api che permettono di visualizzare direttamente sul display altre informazioni sul chiamante basandosi sulla correlazione dei dati provenienti da altre app, come ad esempio da Facebook.

Arrivano il supporto per HDR10+ e fotocamere in bianco e nero

Android ha aggiunto finalmente il supporto alle fotocamere monocromatiche, ed è un po’ un paradosso se si considera che Huawei le ormai tolte e sono pochi gli smartphone che rimangono con un sensore senza filtro bayer RGB. Tra le novità in questo campo la possibilità, finalmente, di catturare un RAW dng monocromatico, la possibilità di distinguere tra sensori monocromatici e sensori infrarosso e la gestione delle doppie camere, colori e B&N, dove quella in bianco e nera funziona come sub-camera per aumentare la sensibilità della fotocamera principale.

Novità anche per i ritratti, o le foto con controllo della profondità di campo. Google ha capito che anche le applicazione di terze parti possono aver bisogno di accedere ai dati di profondità per offrire nuove opzioni in ambito AR e di fotoritocco. E proprio per questo a partire da Android Q l’app di scatto potrà salvare i dati di profondità in un nuovo formato chiamato Dynamic Depth Format (DDF). Le applicazioni potranno così avere accesso sia alla foto originale sia ai dati di profondità per applicare nuove elaborazioni senza modificare lo scatto di partenza. Il file con la mappa di profondità può essere separato oppure integrato nel Jpeg, e diventerà uno standard aperto. 

AV1, HDR10+ e Opus per i video

Android Q sarà il primo sistema operativo a supportare il codec open source AV1. Questo apre ovviamente la strada ai service provider come Netflix per offrire contenuti in streaming usando il nuovo codec e risparmiando banda. I primi ad usarlo saranno ovviamente Youtube e Google Play Video. Ma non solo: Android Q integra anche l’encoder audio Opus, formato audio loss aperto e royalty-free di ottima qualità. E non poteva mancare l’HDR: Android Q ha il pieno supporto HDR10+.

Grazie alla nuova API MediaCodecInfo gli sviluppatori potranno sapere quali sono le possibilità di riproduzione di un dispositivo, dalle risoluzioni supportate al frame rate: così facendo i client di streaming potranno fornire sempre la miglior versione per ogni contenuto video.

Maggiori prestazioni, backup sicuri e supporto per i dispositivi pieghevoli

Non poteva mancare una ottimizzazione a livello di sistema: ART, il nuovo runtime system software, è stato ulteriormente ottimizzato per migliorare la rapidità di apertura delle app. Rivisto anche il sistema di “garbage collection”, ovvero il processo che pulisce dalla memoria gli elementi inutilizzati: il Generational Garbage Collection è molto più efficiente e promette un miglioramento netto nelle prestazioni delle applicazioni soprattutto con dispositivi di fascia bassa con poca memoria a bordo.

Android Q introduce anche un nuovo pannello Settings che permette alle applicazioni di mostrare solo i “toggle” che servono, evitando così all’utente di passare dalla finestra impostazioni per attivare ad esempio l’NFC o altre funzioni, e aggiunge finalmente il supporto per i backup criptati con una chiave segreta. Per poter fare un backup criptato devono essere presenti o il pin o il segno di sblocco o una qualsiasi protezione biometrica.

Infine i dispositivi “pieghevoli”, che verranno supportati. In realtà per molti sistemi “foldable” non servirebbero modifiche rispetto ad Android Pie, ma nel caso di prodotti come il Samsung dotati di due schermi distinti le nuove librerie aggiunte, che permettono di gestire il passaggio di stato da un’app aperta su uno schermo alla stessa app aperta però su uno schermo diverse risultano decisamente utili.